Direttiva Orizzontale Antidiscriminatoria: dov’è il Consiglio?!

2 luglio 2018

DIRETTIVA ORIZZONTALE ANTIDISCRIMINATORIA

Il 2 Luglio 2008, la Commissione Europea avanzò la proposta di adottare una direttiva che vietasse le discriminazioni sulla base dell’età, della disabilità, della religione e dell’orientamento sessuale in tutte le aree di competenza dell’UE.
Attualmente l’UE proibisce le discriminazioni per motivi di età, handicap, orientamento sessuale, religione o credo sul luogo di lavoro.

L’Unione Europea estende la protezione contro le discriminazioni per i soli motivi di razza alle area di protezione sociale, vantaggi sociali e per l’accesso ai beni e ai servizi.
L’Unione Europea, inoltre, tutela dalle discriminazioni per motivi di genere in ambito di occupazione e sul luogo di lavoro, cosà come per l’accesso dei beni e dei servizi.

La proposta di direttiva, se adottata, estenderebbe la protezione contro le discriminazioni per motivi di religione o credo, disabilità, età, o orientamento sessuale anche nell’ambito della protezione sociale, dei vantaggi sociali e nell’ambito dell’accesso ai beni e ai servizi.
Questa direttiva eliminerebbe la gerarchia dei diritti che attualmente caratterizza la disciplina europea dando a tutti gli ambiti di discriminazione la stessa protezione garantita dalla direttiva che attua il principio della parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla razza e dall’origine etnica.

Il quadro legislativo attualmente in vigore in europea, garantisce la tutela delle persone contro le discriminazioni basate sull’orientamento sessuale – cosà come sull’età, sulla disabilità, sulla religione e credo – sul luogo di lavoro. (Direttiva 2000/78).

Ciò, significa che è vietata ogni discriminazione in ragione dell’orientamento sessuale:

  • di accesso all’occupazione e al lavoro;
  • all’occupazione e alle condizioni di lavoro, comprese le condizioni di licenziamento ela retribuzione

    Tuttavia la legislazione europea non protegge contro le discriminazioni basate sull’orientamento sessuale, l’età, la disabilità, religione e credo, in tutte gli altri ambi della vita come, l’accesso ai beni e ai servizi (inclusa l’abitazione), protezione sociale e vantaggi sociali, educazione e salute.

    Ciò comporta che non si garantisce una tutela in Europa contro:

  • bullismo omofobico a scuola
  • rifiuto di servizi e trattamenti medici alle persone dichiaratamente LGBTI
  • rifiuto di ospitare coppie same-sex in alberghi
  • rifiuto di accesso a strumenti di tutela sociale, come ad esempio pensioni direversibilità, assistenza finanziaria dei congiunti.

    L ́ambito della razza e della parità di genere, invece, gode di una forte tutela all’interno dell’UE.

  • La direttiva 2000/43 protegge contro le discriminazioni basate sulla razza l’origine religiosa in tutti gli ambiti della vita
  • La discriminazione sessuale è proibita dalla legislazione europea nell’occupazione e nell’accesso ai beni e servizi (Direttive sulla parità di trattamento 2006/54 e 2004/113)

È importante rilevare come la protezione legislativa contro le discriminazioni basate su fattori varia da paese a paese. Tutti gli stati membri hanno adottato i provvedimenti legislativi richiesti dalla legge Europa ma:

  • Le discriminazioni su alcuni ambiti (età, handicap e orientamento sessuali) sono meno tutelate dalle leggi nazionali rispetto agli altri ambiti.
  • Le leggi nazionali potrebbero proibire tutte le discriminazioni solo in determinati ambiti della vita umana.
  • Non ci sono standard minimi di tutela comuni a tutti i paesi europei.

Perché è importante una direttiva orizzontale contro le discriminazioni:

  • Per garantire una tutela costante e quotidiana contro tutti i tipi di discriminazioni.
    •   Sempre più numerosi studi accademici dimostrano che persone lesbiche, gay e bisessuali in Europa subiscono discriminazioni nell’accesso alle protezioni sociali, nell’accesso ai servizi sanitari, all’educazione, all’abitazione, ai beni e servizi.
    •   Una tutela legislativa è una precondizione indispensabile nella lotta contro tutte le discriminazioni compresa quella basata sull’orientamento sessuale. Misure non legislative sono raramente efficaci se non sorrette da diritti rafforzati e vincolati, specialmente quando si a che fare con forme di discriminazioni che non sono socialmente accettare come legittime.
  • Per porre fine alla gerarchia de fatto dei diritti a livello europeo.

L’Ue garantisce una tutela più forte alla razza e alla parità di genere piuttosto che all’orientamento sessuale, all’età, alla disabilità, alla religione e al credo. Questa gerarchia è contraria agli obblighi internazionali così come il Patto sui diritti civili e politici (art. 26) e la Convenzione Europea sui diritti umani (art. 14).

Questa nuova direttiva vorrebbe assicurare un pari trattamento dei cinque ambiti/motivi di discriminazione nella legislazione europea.

• Armonizzare la tutela contro le discriminazioni ovunque in Europa.

Un unica disciplina legislativa che copra l’età, la disabilità, la religione e il credo, e l’orientamento sessuale potrebbe offrire un coerente, trasparente e comprensibile corpo legislativo rispetto alla non discriminazione.
Esso offrirebbe una certezza del diritto per le imprese, così come per i cittadini. Ognuno saprebbe che gli standard minimi di non discriminazione applicabili, ovunque si trovi.
Una nuova disciplina permetterebbe la libera circolazione dei lavoratori la dove una protezione non eguale potrebbe agire come disincentivo per muovere certi stati membri.

PROPOSTA DELLA COMMISSIONE

Scopo: L’obiettivo principale della direttiva è quello di combattere la discriminazione per motivi di religione o convinzioni personali, disabilità, età od orientamento sessuale al di fuori del mercato del lavoro.

Cosa si intende per discriminazione?

La definizione del principio di parità di trattamento è basato su quella contenuta nelle precedenti direttive adottate nonché nella giurisprudenza della Corte di giustizia europea.

Discriminazione:
Si distingue tra discriminazione diretta e indiretta

Diretta: una persona è trattata meno favorevolmente di quanto sia, sia stata o sarebbe trattata un’altra in una situazione analoga

Indiretta: sussiste discriminazione indiretta quando una disposizione, un criterio o una prassi apparentemente neutri possono avere un impatto particolarmente negativo su una persona o un gruppo di persone con caratteristiche specifiche.

L’autore della norma o prassi potrebbe non avere idea delle conseguenze pratiche, quindi l’intenzione di discriminare non è pertinente.

Come nelle direttive 2000/43/CE, 2000/78/CE e 2002/73/CE20 è possibile giustificare la discriminazione indiretta (“se tale disposizione, criterio o prassi siano oggettivamente giustificati da una finalità legittima e i mezzi impiegati per il suo conseguimento sono appropriati).

Le molestie verbali o scritte, gesti o comportamenti, che creino un ambiente intimidatorio, umiliante od offensivo sono considerate discriminazioni.

Il rifiuto di fornire una soluzione ragionevole è considerato una forma di discriminazione

Si precisa che la direttiva non ha ripercussioni sulle misure nazionali relative a sicurezza pubblica, ordine pubblico, prevenzione del crimine, tutela della salute e dei diritti e libertà altrui.

Campo di applicazione

Le discriminazioni sono vietate nel settore pubblico e privato nei seguenti settori:

  • protezione sociale, comprese la sicurezza sociale e l’assistenza sanitaria;
  • prestazioni sociali;
  • istruzione;
  • accesso a beni e servizi e la loro fornitura, inclusi gli alloggi.

Quando si parla di accesso ai beni e servizi e la loro fortuita, non sono coperte le operazioni tra individui che agiscono a livello privato.
I settori sono coperti solo nella misura in cui rintrono nelle competenze dell’UE.

Non rientrano nel campo di applicazione della direttiva:

  •  le questioni inerenti allo stato coniugale o di famiglia, inclusa l’adozione.
  • Gli Stati membri rimangono liberi di decidere se riconoscere o istituire le unioni civili legalmente registrate. (Nel 2008 non faceva neanche accenno al matrimonio. All’epoca era totalmente un tabù.)
  • Se il diritto nazionale riconosce la comparabilità delle unioni civili al matrimonio, è applicabile il principio di parità di trattamento.

Azione positiva

  • Si riconosce ad ogni Stato membro di mantenere o adottare misure specifiche dirette a evitare o compensare svantaggi connessi alla religione o alle convinzioni personali, alla disabilità, all’età o all’orientamento sessuale.

L’attuazione della presente direttiva non può in alcun caso costituire motivo di riduzione del livello di protezione contro la discriminazione già predisposto dagli Stati membri nei settori di applicazione della presente direttiva.

Tutela dei diritti

Questo provvedimento è comune a tutte le direttive.

  • Gli individui devono essere in grado di far valere il proprio diritto alla nondiscriminazione. L’articolo prevede quindi che le persone che si ritengono vittime di discriminazione devono poter ricorrere a procedimenti amministrativi o giudiziari, anche dopo la fine del rapporto in cui la presunta discriminazione sarebbe intervenuta.

Si prevede inoltre la possibilità che le organizzazioni che hanno un interesse legittimo a combattere la discriminazione di aiutare le vittime di discriminazione nei procedimenti giudiziari o amministrativi.

Onere della Prova

Spesso nei casi di discriminazione è molto difficile ottenere le prove necessarie per provare l’accusa, visto che esse sono spesso nelle mani della parte avversa.

  • Per questa ragione, c’è INVERSIONE DELL’ONERE DELLA PROVA.
    È la parte convenuta a dover provare l’insussistenza della violazione del principio di parità di trattamento

L’inversione dell’onere della prova si applica a tutti i casi riguardanti una presunta violazione del principio di parità di trattamento, inclusi quelli che coinvolgono associazioni e le organizzazioni a norma dell’articolo 7, paragrafo 2.

Organismi di parità

Gli Stati membri istituiscono uno o più organismi di parità di tutte le persone indipendentemente dalla loro religione o convinzioni personali, disabilità, età o dal loro orientamento sessuale.

  • Tali organismi possono far parte di organi incaricati di difendere, a livello nazionale, i diritti umani o di tutelare i diritti degli individui, inclusi i diritti tutelati dagli atti comunitari.

Quali sono le competenze di questi organismi?

  •  la proposta di direttiva specifica che gli Stati membri devono assicurare che nella competenza di tali organismi rientrino:

la messa a disposizione delle vittime di discriminazione di un’assistenza indipendente per avviare una procedura per discriminazione;

lo svolgimento di inchieste indipendenti in materia di discriminazione;

     la pubblicazione di relazioni indipendenti e la formulazione di raccomandazioni su tutte le questioni connesse a tale discriminazione.

La disciplina rispecchia le disposizioni della direttiva 2000/43/CE in merito all’accesso e alla fornitura di beni e servizi e si basa sulle disposizioni equivalenti di cui alle direttive 2002/73/CE25 e 2004/113/CE.
Tali organismi a livello nazionale devono agire in modo indipendente per promuovere il principio di parità di trattamento.

Gli Stati membri possono decidere che tali organismi siano quelli già istituiti in virtù delle direttive precedenti.
È infatti spesso difficile e costoso per gli individui adire le vie legali se ritengono di essere vittime di discriminazione.

  • Uno dei ruoli fondamentali di questi organismi è quello di offrire un’assistenza indipendente alle vittime di discriminazione.

Rispetto della decisione

Gli Stati membri devono prendere i provvedimenti necessari per garantire il rispetto del principio di parità di trattamento.
Il che significa:

  • abrogazione di tutte le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative contrarie al principio di parità di trattamento;
  • la dichiarazione di nullità, o la possibilità di annullare o modificare le disposizioni contrattuali, i regolamenti interni delle aziende nonché le norme che disciplinano le associazioni con o senza scopo di lucro, contrari al principio di parità di trattamento.

Sanzioni

Gli Stati membri stabiliscono le norme relative alle sanzioni da irrogare in caso di violazione delle disposizioni nazionali di attuazione della direttiva e prendono tutti i provvedimenti necessari per la loro applicazione.

  •  Le sanzioni possono prevedere un risarcimento dei danni, non possono essere limitate dalla previa fissazione di una soglia massima e devono essere effettive, proporzionate e dissuasive.

Qual è lo stato dell’arte?

Ad oggi la direttiva orizzontale antidiscriminatoria giace in Consiglio bloccata da alcuni Stati membri. Il governo tedesco si è sempre opposto ad una direttiva di questo tipo.
Le De’roff, policy officer del network europeo contro il razzismo Enar, spiega che l’opposizione della Germania dipende dai costi stimati che il paese dovrebbe affrontare se la direttiva entrasse in vigore.

Pare che dopo le elezioni del 2013 la posizione della Germania si sia un po’ ammorbidita. Paesi come la Repubblica Ceca, Malta e la Lituania, che si nascondevano dietro la Germania ma che esprimevano anch’essi forti perplessità per una direttiva che, a loro parere, avrebbe dei costi cospicui per le rispettive casse nazionali, hanno cambiato idea e sono più possibilisti.

Sia la Commissaria Jourova che il Vice-presidente Timmermans nel corso delle loro audizioni si sono impegnati a sbloccare la situazione.

Entrambi si sono dichiarati determinati a vedere la direttiva orizzontale antidiscriminatoria adottata.
Ad oggi, oltre agli impegni, non ci sono stati troppi progressi.
Di fatto la direttiva è bloccata in Consiglio da 10 anni.