L’economia della regione Piemonte. I risultati del rapporto di ORTI

12 giugno 2018

La settimana scorsa ho avuto il piacere di partecipare al convegno #TAVOLOPIEMONTE organizzato da I-com – Istituto per la competitività. E’ stata l’occasione per discutere dello sviluppo innovativo della nostra regione, insieme a imprese e istituzioni.

Durante l’evento è stato presentato il report “Piemonte. L’economia della Regione e i rapporti tra le amministrazioni territoriali e le imprese“. Potete leggerlo interamente qui: http://www.i-com.it/wp-content/uploads/2018/06/report-I-Com_piemonte.pdf

Qui il resoconto dell’agenzia Dire dove potete trovare anche un mio intervento video dove ho ricordato quanto sia importante il confronto tra imprese, istituzioni e cittadini in questa epoca di cambiamenti tecnologici. “Non dobbiamo spaventare i cittadini e i lavoratori parlando di industria 4.0 come innovazione che distruggerà posti di lavoro. Si creeranno nuovi posti di lavoro che saranno diversi rispetto alla tradizione. Imprese e istituzioni devono confrontarsi con regolarità, usando le strutture regionali di Bruxelles come luogo attraverso il quale attirare investimenti stranieri e promuovere il territorio dal punto di vista turistico. D’altro canto abbiamo bisogno di un sistema di regole europee relativo all’impatto sociale delle imprese. Non possiamo pensare che l’Europa sia il luogo dove si fa dumping o concorrenza tra i Paesi membri“.

Durante il pomeriggio di lavoro, come dicevo, è stato presentato l’aggiornamento sulle principali dinamiche economiche e produttive realizzato dall’Osservatorio Relazioni Territori-Imprese (ORTI).

Nel capitolo 1 si analizza il quadro macroeconomico, evidenziando la difficoltà (relativamente al resto dell’area geografica) nel riprendersi dalla crisi del 2008-2009, con una crescita complessiva del PIL dal 2009 al 2016 pari allo 0,4%. Il Piemonte è tra le regioni italiane che più hanno sofferto di crisi industriali, con 6033 stabilimenti in Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria (4° in Italia).
 Spicca, però, in termini di apertura internazionale con un saldo commerciale positivo e in aumento da dieci anni, pari nel 2017 a circa 15 miliardi di euro, dovuto in gran parte alle esportazioni verso i paesi UE, 28 (58% dell’export) di prodotti quali mezzi di trasporto (21%), macchinari e apparecchi (18,7%), alimentari, bevande e tabacco (12,5%).
 Si distinguono per particolare dinamicità le imprese distrettuali con un aumento dell’export nel 2017 (14%) superiore alla media settentrionale (6%) e nazionale (5%) e con picchi di eccellenza fino al 34% nel caso dell’Oreficeria di Valenza; nota negativa per i poli tecnologici (-6%).
 Sul mercato del lavoro il miglioramento (0,4%, con occupazione totale al 48%) è in linea con quello nazionale (0,5%, con totale al 44%).
 Rispetto all’attrattività della regione (2015): superiore rispetto alla media nazionale ma inferiore alla media per il Nord Ovest, con uno stock di IDE in entrata pari al 19,4% del PIL regionale (in particolare da Paesi Bassi, Lussemburgo e Francia) e in uscita pari al 27,7% (in particolare verso Regno Unito, Germania e Francia); il numero di multinazionali sul territorio è pari a 1008 nel 2015 (quarta in Italia con il 7,9% sul totale nazionale), aumentato negli ultimi 6 anni del 9,1% ma con una riduzione del fatturato (-5,2%) e del numero medio di dipendenti (-6%).
Da anni il Piemonte vive una crescita (2001-2015) del comparto culturale e turistico superiore a quella nazionale e settentrionale, anche se con una quota di presenze estere sul totale tra 2015 e 2016 inferiore al dato nazionale (42% contro 49%). Torino rappresenta da sola la metà delle presenze e degli arrivi, seguita dal VCO e da Cuneo.
In termini di spesa in attività di R&S (2,2% del PIL regionale), il Piemonte è al primo posto in Italia, sostenuto per l’80% dalle imprese. Le start-up sono 484 (5,3% rispetto al territorio nazionale), dato positivo ma inferiore alla media nazionale se rapportato alla popolazione. La presenza giovanile è superiore alla media settentrionale, ma i tassi di sopravvivenza (meno del 30% resiste al termine dei 4 anni) sono più bassi di quelli settentrionali e nazionali.
Sugli aspetti infrastrutturali: nel settore delle TLC, il Piemonte presenta una copertura ≥30 Mbps del 37,4% (circa 10 punti percentuali in meno della media nazionale) anche se le proiezioni di Infratel prevedono il raggiungimento del 100% (di cui il 62% a 100 Mbps) già nel 2020; nel settore energetico, particolarmente rilevante il secondo posto tra le regioni del nord per la produzione di energia da fonti rinnovabili (9%); nel settore idrico, la regione è tra quelle con perdite idriche reali tra le più elevate dell’area geografica (32%), ma quella con il maggior numero di impianti di depurazione delle acque reflue urbane.
Sui trasporti, il Piemonte ha la terza rete autostradale, rapportata al numero di autovetture immatricolate, più estesa del nord Italia; la rete ferroviaria è quella più lunga del nord-Italia (sia in termini assoluti che relativi alla superficie territoriale); risultati più deludenti nella copertura del traffico aereo internazionale (3% dei voli, 2% dei passeggeri).

Il capitolo 2 si concentra sui rapporti tra pubblica amministrazione e imprese, attraverso due lenti: la digitalizzazione della PA a vantaggio delle imprese e dei cittadini e la “facilità di fare impresa” (pressione fiscale e ritardi dei pagamenti della PA).
 In effetti, emerge una correlazione positiva tra la capacità dei Comuni di offrire servizi digitali e il numero di nuove realtà imprenditoriali innovative: risultati buoni rispetto alla messa a disposizione degli open data da parte delle amministrazioni comunali (circa una su tre), ma debole l’offerta di servizi integralmente fruibili online rispetto alla media nazionale (29% contro 34%). Rispetto ai data center, il Piemonte risulta la quarta regione italiana, con strutture di eccellenza candidate ad essere elette Poli strategici nazionali.
Sull’imposizione fiscale, resta invariata l’aliquota ordinaria IRAP (3,90%) come per gran parte delle regioni del nord, ma risulta maggiore delle altre in virtù dell’addizionale regionale all’IRPEF (con maggiorazioni che arrivano a valere 2,10 punti percentuali per l’ultimo scaglione). Sommando le addizionali regionali e comunali, Torino è il comune con la maggiore imposizione fiscale (aliquota totale al 4,13%).
 Le amministrazioni piemontesi impiegano poi in media 47 giorni a saldare le fatture, con un ritardo nei pagamenti di 16 giorni in media, in particolare nel campo della tutela della salute (38 giorni di ritardo in media), con il risultato peggiore nell’Azienda Ospedaliera Universitaria “Maggiore della Carità” (circa 100 giorni di ritardo), contrapposta alle migliori performance della Città della salute e della Scienza.

Infine, nel capitolo 3 si conduce un’analisi giuridico-istituzionale della Regione Piemonte.
 Vengono esaminate le difficoltà strutturali ereditate dal nuovo governo, evidenti nella bocciatura della Corte dei Conti del bilancio regionale 2014 sull’esercizio al 31 dicembre 2013; le difficoltà hanno poi portato alla ricerca di una drastica riduzione del debito e una ripresa degli investimenti. 
Le linee programmatiche del governo regionale si concentrano da un lato sull’attività d’impresa, promuovendo l’attrazione di nuovi investimenti e il rilancio del manifatturiero, dall’altro sui cittadini attraverso l’approvazione di una legge sulla partecipazione, la procedimentalizzazione di consultazioni online da parte delle commissioni consiliari, la semplificazione e digitalizzazione delle attività amministrative. 
Emergono spunti interessanti, come la creazione dello sportello unico delle attività produttive o la riduzione del numero delle società partecipate, ma resta inattuata la volontà di approvare una legge sulla regolazione del lobbismo.
Si analizza poi il quadro normativo, con 109 leggi approvate dall’inizio della X legislatura, tra cui alcune legate alla semplificazione amministrativa, al funzionamento delle associazioni fondiarie e la già citata sulla partecipazione.
 Infine, si sottolinea la positività di due esperienze di valore: la piattaforma web deciditorino.it (che trae spunto dall’analoga esperienza madrilena) per promuovere dibattiti, proposte e informazione; il bilancio POP, strumento di rendicontazione innovativo di origine anglosassone per promuovere la reingegnerizzazione dei processi decisionali.