giornaleue.com – Diritti in Europa: a che punto siamo?

  • 0

giornaleue.com – Diritti in Europa: a che punto siamo?

Diritti in Europa: a che punto siamo?

fotohome2T1

C’è una frase che sentiamo spesso pronunciare nei corridoi del Parlamento Europeo. Una frase che faccio mia da moltissimo tempo e che, se vogliamo, ha sempre guidato la mia azione politica: «LGBT Rights are Human rights». Adesso, per fortuna, tutti possono capire che cosa significa. Non è solo un vezzo, una baggianata liberal che ci impedisce di affrontare i problemi (che, se ci pensate, sono sempre ben altri) come sostengono certe personalità dal profilo al meglio oscurantista, ma è una vera e propria questione di sopravvivenza quotidiana. È indubbio che l’approvazione del DDL Cirinnà, che ha finalmente regolamentato le unioni civili in questo paese – rimasto buon ultimo nel panorama europeo – abbia cambiato la vita di moltissime persone LGBT italiane; così come è altrettanto indubbio che questo debba essere solo ed esclusivamente il primo passo, perché l’obiettivo di ogni battaglia, di ogni sfida per i diritti, deve essere arrivare fino alla fine. E la fine del nostro percorso, lo sappiamo, si chiama uguaglianza, si chiama matrimonio, perché per essere pienamente europei, dobbiamo annullare ogni differenza e ogni discriminazione, facendo in modo che non esistano più cittadini di serie A e cittadini di serie B. Ma c’è un altro aspetto, decisamente più inquietante e che ci deve far sentire tutti coinvolti, per cui una frase come quella di cui sopra assume un significato particolarmente importante. Ci sono paesi, infatti, che non aderiscono formalmente all’Unione Europea, ma che distano pochi chilometri dai nostri confini, e con cui intratteniamo rapporti commerciali e politici, in cui le persone LGBTI non solo vengono discriminati, ma vengono proprio minacciate. Essere gay, in certi paesi come la Russia o come la Cecenia – solo per citare i casi più recenti – è una questione di vita o di morte. Ed è una cosa inaccettabile. L’Europa è la culla della civiltà, e l’Unione è la più grande e ambiziosa costruzione istituzionale mai pensata dall’uomo da quando conosce il significato della parola “democrazia”: che si possa stare zitti mentre a poche centinaia di chilometri da noi ci sono migliaia di ragazze e ragazzi che non sono liberi di essere loro stessi, pena l’esclusione sociale, pena il dolore fisico, pena la morte, è semplicemente inaccettabile.

2015-12-16

Recentemente ho dato alle stampe un libro, si chiama E[u]quality. I diritti LGBTI in Europa. È un viaggio nei paesi dell’Unione per capire a che punto siamo. Rileggendolo, mi sono reso conto che siamo a buon punto. Chi prima, chi dopo, sono sicuro che tutti i paesi arriveranno all’obiettivo che ci siamo preposti. C’è però un punto che voglio che sia molto chiaro. La nostra battaglia non deve finire: la nostra è una rivoluzione permanente. I diritti LGBTI rappresentano l’avanguardia di una situazione che deve portare risultati anche alle donne, ai migranti, ai bambini, agli anziani, a tutte quelle persone che sono anche solo vagamente a rischio di esclusione e discriminazione. Non esistono persone di Serie A o di Serie B, dicevo. Per essere europei, dobbiamo avere solo persone da Champions League.

I diritti vanno presidiati, anche là dove sembrano essere “dati”, come in Spagna, ad esempio, dove hanno tutto. Eppure si manifesta ancora. Questo perché i diritti e i risultati vanno rivendicati, confermati e, se possibile, rilanciati. Proprio perché nessuno deve restare indietro. Nessuno. Solo così possiamo fare l’Europa ed essere cittadini europei che non hanno nessun tipo di paura del mondo globale che dobbiamo affrontare in questi tempi spaventosi, ma pur sempre interessanti.

Daniele Viotti

LGBT rights are Human rights


TWITTER

dallas life coach

Prossimi eventi

  1. Aperitivo a Pinerolo con Magda Zanoni

    settembre 23 @ 19:00 - 21:00
  2. 2° Festa Nazionale di ReteDem

    settembre 30 @ 21:30 - 23:00