Regolamento beni comuni. Dopo Condove, ora tocca a Rivoli

29 gennaio 2016

Ricordate il Regolamento dei beni comuni di cui vi avevo parlato a marzo proprio qui? Stanno aumentando le amministrazioni che hanno deciso di dotarsi di questo strumento, proprio come auspicavamo.
A dicembre il Regolamento è stato approvato a Condove (TO) grazie al lavoro del vice sindaco Jacopo Suppo. Mentre questa settimana è toccato a Rivoli (TO). La proposta è arrivata dalla consigliera Emma Amore, vice capogruppo del PD, che è stata supportata tecnicamente dal consigliere comunale di La Cassa, Fabio Lamon.
Riportiamo volentieri le parole della consigliera Amore:
“Anche Rivoli fa suo il principio di sussidiarietà orizzontale sancito dalla Costituzione. E’ stata infatti approvata, il 27 gennaio, in Consiglio comunale la delibera avente ad oggetto “linee di indirizzo per l’adozione del regolamento sulla collaborazione tra i cittadini e l’amministrazione per la cura e la rigenerazione dei beni comuni urbani” che ho proposto, a nome del suo gruppo consiliare. Nella storia amministrativa del Comune di Rivoli sono presenti numerose esperienze di azione diretta dei cittadini per la cura della città, espressione del forte senso civico che la caratterizza. Tuttavia, solo ora, dall’introduzione avvenuta nel 2001 nella Costituzione all’art. 118 2° co., numerosissimi comuni italiani (Bologna, la capofila, Siena, Grosseto, Chieri, Ivrea, Torino, meno di un mese fa, per citarne alcuni) fanno proprio l’importantissimo principio di sussidiarietà orizzontale.
Il cittadino diventa attore della “cosa pubblica”: grazie al regolamento in discussione, la cui redazione è stata demandata alla Giunta comunale, anche a Rivoli si vuole dare spazio ai cittadini, affinchè prendano parte alla vita della città in maniera diretta. Sarà una sorta di testo unico, una cornice normativa affinché amministrare insieme possa diventare una politica pubblica strutturale, permanente e trasversale per la cura della città.
La rigenerazione dei beni comuni urbani è l’obiettivo:
A questo si giunge tramite due possibili strade:
a) Il Comune stesso sollecita i cittadini a presentare delle proposte relative alla cura e alla valorizzazione di un bene comune urbano;
b) La proposta perviene in maniera spontanea da parte di uno o più cittadini attivi.
L’oggetto dell’attività sarà una sorta di “adozione” del bene comune, un’attività circoscritta e ben delineata in quello che sarà il patto di collaborazione che il volontario firmerà prima di potersi attivare.
Nel rispetto del principio di sussidiarietà, la collaborazione è gratuita e volontaria, ed è possibile solo prevedere un rimborso spese e non una forma di retribuzione del lavoro svolto, in base alla complessità e alla necessità di risorse per svolgere il contenuto del patto di collaborazione, e delle forme di riconoscimento per le azioni realizzate.
Finalmente una proposta innovativa, incentrata sulla valorizzazione dell’associazionismo, della volontà di ognuno di essere coinvolto in una partecipazione attiva e dinamica, finalizzata a raggiungere una maggiore consapevolezza dell’ambiente che ci circonda.”

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