Collaborazione tra cittadini e amministrazioni

24 marzo 2015

A partire dal mio interesse per l’economia della collaborazione e il desiderio di aiutare le amministrazioni (specie quelle in difficoltà economica) abbiamo intercettato questa buona pratica un regolamento sulla collaborazione tra cittadini e amministrazioni per la cura e la rigenerazione dei beni comuni urbani, che alcuni dei nostri riferimenti territoriali hanno intenzione di applicare.
Hanno preso spunto da un’interessante realtà italiana: Labsus, il laboratorio per la sussidiarietà, nato con una certezza e un obiettivo preciso. La certezza, che condividiamo con loro, è che le persone sono portatrici non solo di bisogni ma anche di capacità che possono essere messe al servizio della comunità. L’obiettivo è quello di dare attuazione al principio di sussidiarietà orizzontale previsto dalla legge di revisione costituzionale del 2001. Attraverso Labsus i volontari (cittadini attivi) elaborano idee, raccolgono esperienze e materiali, segnalano iniziative.
Il primo Comune ad aver applicato un regolamento per i beni comuni è stato Bologna. L’assessore Matteo Lepore ce lo aveva raccontato a novembre nel corso del nostro evento “L’economia della condivisione”. Qui il video.
Si può cambiare il nostro modo di stare in società, essere cittadini in modo diverso, fino a qualche anno fa irrealizzabile perché l’ordinamento non consentiva ai cittadini di occuparsi della cosa pubblica senza che questi fossero iscritti ad associazioni di volontariato (o strumenti simili).
Regolamento sulla collaborazione tra cittadini e amministrazione per la cura e la rigenerazione dei beni comuni urbani (testo a cura di Fabio Lamon, consigliere comunale a La Cassa)
Cos’è?
Il progetto del regolamento sulla collaborazione tra cittadini e amministrazione per la cura e la rigenerazione dei beni comuni urbani consiste nella creazione delle basi normative per permettere un rapporto di reciproca collaborazione attiva e fattiva tra il cittadino e il Comune.
Con questo regolamento si rende possibile la cura, la gestione e la valorizzazione di un bene comune urbano da parte dei cittadini, rendendoli così partecipi della vita pubblica del loro Comune e permettendo alla P.A. di effettuare un gran numero di interventi che, vista la congiuntura economica e il generale taglio dei trasferimenti statali, difficilmente sarebbero realizzabili. Il presupposto di partenza è che le persone sono portatrici non solo di bisogni ma anche di capacità e che è possibile che queste capacità siano messe a disposizione della comunità per contribuire a dare soluzione, insieme con le amministrazioni pubbliche, ai problemi di interesse generale.
La legge di revisione costituzionale del 2001 ha introdotto nella Costituzione il principio di sussidiarietà orizzontale, con questa formulazione: “Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà” (art. 118, ultimo comma).
E’ un salto in avanti essenziale, perché permette di costruire un nuovo modello di società caratterizzato dalla presenza diffusa di cittadini attivi, cioè cittadini autonomi, solidali e responsabili, alleati dell’amministrazione nel prendersi cura dei beni comuni.
In breve, se prima il cittadino era considerato una fonte di “problemi da risolvere” e la P.A. era alla perenne ricerca di soluzioni senza un coinvolgimento diretto dei cittadini interessati, ora il cittadino è fonte potenziale di soluzioni condivise e fattive: un “alleato” dell’amministrazione.
Come funziona?
Tutto ruota attorno al cosiddetto “patto di collaborazione”.
A questo si giunge tramite due possibili strade:
a) Il Comune stesso sollecita i cittadini a presentare delle proposte relative alla cura, alla valorizzazione o alla gestione di un bene comune urbano;
b) La proposta perviene in maniera spontanea da parte di uno o più cittadini attivi.
Il “patto di collaborazione” contiene:
1) gli obiettivi e le finalità della collaborazione;
2) la durata e le modalità di azione;
3) l’indicazione del bene che si intende gestire, valorizzare, curare;
4) tutte le altre disposizioni necessarie per la regolamentazione del patto.
Nel rispetto del principio di sussidiarietà, la collaborazione è gratuita e volontaria, ed è possibile solo prevedere un rimborso spese (e non una forma di retribuzione del lavoro svolto) in base alla complessità e alla necessità di risorse per svolgere il contenuto del patto di collaborazione, e delle forme di riconoscimento per le azioni realizzate, che comunque non devono rappresentare un corrispettivo economicamente quantificabile per il lavoro svolto.
Un esempio concreto in 5 mosse

  • Un cittadino abita davanti a un piccolo parco pubblico e nota che il Comune stenta a gestire il taglio dell’erba e la cura delle piante e dei fiori presenti
  • Decide di attivarsi e invia una proposta all’amministrazione, offrendo la propria collaborazione nella cura del verde
  • L’amministrazione, effettuate le sue valutazioni tecniche e di opportunità, accetta la proposta
  • Viene stilato e firmato un patto di collaborazione che definisce tutti i dettagli dell’azione del cittadino attivo
  • Da quel momento, il cittadino si prende cura del parco urbano

 
Qui una bozza di regolamento per un piccolo comune, quello che in questo mese verrà approvato nel Comune di La Cassa (Torino). Il regolamento è scaricabile e liberamente utilizzabile. Prende spunto dal “regolamento sull’amministrazione condivisa” presente sul sito di Labsus, scaricabile qui.
Vi terremo aggiornati sugli sviluppi che questo tipo di regolamento avrà sui territori dove i nostri riferimenti stanno lavorando per renderlo applicabile.
 

Tag